Ferruccio Lamborghini

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Ferruccio Lamborghini
Ferruccio Lamborghini
Luogo di nascitaCento
Data di nascita28 aprile 1916
Data di morte20 febbraio 1993
AttivitàCEO
NazionalitàItaliana
SettoreAutomobilistico
Sito webhttps://www.museolamborghini.com/it/la-storia/
AziendaLamborghini

Ferruccio Elio Arturo Lamborghini, nato Renazzo (una frazione di Cento) il 28 aprile 1916 e morto a Panicarola, 20 febbraio 1993, è stato un imprenditore italiano noto per essere il fondatore della casa automobilistica Lamborghini.

Biografia

Figlio di agricoltori, mostrò fin dalla giovinezza una passione per la meccanica e la tecnologia. Dopo aver frequentato l'Istituto di formazione professionale 'Fratelli Taddia' a Cento, si diplomò con buoni voti[1] .

La sua carriera iniziò come apprendista presso un fabbro locale e successivamente lavorò all'Officina Righi di Bologna, un importante stabilimento con l'appalto per la revisione dei mezzi dell'Esercito durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco prima dello scoppio della guerra, aprì una propria officina[2].

Durante la guerra, fu inviato a Rodi, in Grecia, presso l'Autoreparto Misto di Manovra, dove ebbe l'opportunità di dimostrare le sue abilità come tecnico riparatore e divenne rapidamente un punto di riferimento nell'auto parco. Divenne capo del Reparto Officina e acquisì notorietà nel campo[3].

Durante il suo soggiorno a Rodi, Ferruccio Lamborghini conobbe Clelia Monti, una donna originaria di Ferrara. Nel 1946, dopo la guerra, i due si sposarono nella chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara. La coppia tornò a Cento, e Ferruccio aprì con un socio un’officina meccanica. Nel 1947, Clelia diede alla luce il loro figlio Tonino, ma morì poco dopo a causa di complicanze post-parto[3].

La Fondazione di Lamborghini Trattori

Dopo la guerra, Ferruccio Lamborghini riconobbe l'opportunità nel settore agricolo italiano, che richiedeva macchine agricole efficienti. Utilizzando i pezzi di vecchi camion e persino carri armati lasciati dagli Alleati (all’epoca disponibili presso i centri ARAR), iniziò a trasformarli in trattori, utilizzando le fondamentali nozioni di recupero dei mezzi rottamabili che aveva sviluppato durante la guerra. Nel ’47, fondò con tre soci Società Lamborghini Carassiti Monti Guazzaloca. Qui Ferruccio adoperò uno delle sue più brillanti innovazioni: un vaporizzatore che permetteva al macchinario di avviarsi con la benzina per poi continuare con il petrolio, ovviando al problema della scarsità di benzina tipica del Dopoguerra[4].

Nel 1948, Ferruccio decise di uscire dalla società e mettersi in proprio, fondando a Cento la Lamborghini Trattori. La scelta del nome e del logo aziendale fu influenzata dal fatto che Ferruccio era nato sotto il segno del Toro e amava la corrida. Nello stesso anno, Ferruccio presentò alla festa patronale di San Biagio il Carioca, trattore efficiente ed innovativo il cui prezzo economico otterrà l’approvazione degli agricoltori locali[3]. Nello stesso anno, acquistò oltre 100 motori diesel da un deposito ARAR a Portici, grazie anche a un prestito bancario per cui il padre fece da garante[4].

Il successo di Lamborghini Trattori e l’espansione nel settore del riscaldamento

Inizialmente, l’azienda contava solamente 4 operai, ma nel giro di due anni Ferruccio arrivò a contare più di 30 dipendenti, passando da produrre 1 trattore a settimana a circa 200 all’anno. Con l’esaurirsi del mercato dei residuati bellici, la Lamborghini trattori cominciò a impiegare motori italiani. Nel 1950, Ferruccio sposò Annita Borgatti, che lo supportò fortemente gestendo gli aspetti amministrativi e organizzativi della nuova azienda[3][4].

La crescente produzione costrinse l’azienda a trovare una sede più adeguata. Nel 1951 barattò un trattore per un appezzamento di terra di circa 1000 m2 in cui avviò i lavori per la costruzione di uno stabilimento. Quest’ultimo fu completato nel 1956[3].

L’azienda continuò a crescere, contando circa 50 operai. Grazie all’abile Responsabile Commerciale per la Germania, Carpeggiani, la Lamborghini Trattori ottenne la licenza per costruire, in Italia, i celebri motori della MWM di Mannheim. Un ulteriore spinta agli affari giunse dalla promulgazione, nel 1952, della legge Fanfani, che offriva sgravi economici agli agricoltori che acquistavano macchine agricole italiane[3].

Nel corso degli anni ’50 e ’60, la Lamborghini Trattori compì l’evoluzione da piccola impresa (in cui sopravvivevano elementi di carattere artigianale) a società industriale vera e propria. La struttura aziendale fu riformulata, furono nominati Direttori Responsabili per ogni reparto e venne implementata l’automazione dei processi produttivi. All’alba degli anni ’60, la società aveva 400 dipendenti e produceva 30 trattori al giorno, mentre a decennio concluso vantava ormai oltre 1000 dipendenti e una produzione da record di 8000 mezzi all’anno[3][4]. Dal 1948 al 1966, Lamborghini progetterà oltre 51 diversi modelli di trattore[5].

Nel 1959, Ferruccio sviluppò l’ambizione di entrare nel mercato degli elicotteri. Il progetto, tuttavia, si concretizzò esclusivamente nella produzione di un unico prototipo, ancora oggi conservato nel Museo Ferruccio Lamborghini[6]. Nel 1968, Ferruccio fece impiantare due motori Lamborghini su un motoscafo Aquarama, apportando una serie di modifiche per renderlo più adatto alle competizioni sci nautico. Dopo essere stato ceduto all’amico Angelo Merli nel 1988, il rarissimo motoscafo fu posseduto da svariati collezionisti, il rarissimo motoscafo trovò una collocazione definitiva nel Museo Riva di Bellini Nautica, sul Lago d’Iseo, dove è stato esposto in seguito a un meticoloso restauro[7].

Nello stesso anno, in seguito a un viaggio negli Stati Uniti, Lamborghini cominciò a intuire le potenzialità del settore del riscaldamento, in costante espansione in un’Italia ancora caratterizzata da una forte attività edilizia. Già a partire dall’anno seguente, l’imprenditore avviò la produzione di bruciatori, destinati a soppiantare il mercato delle caldaie, in un nuovo stabilimento a Pieve di Cento sotto il nome di Lamborghini Bruciatori Condizionatori. La proposta si arricchirà col tempo di sistemi di condizionamento. Nel 1970, la ribattezzata Lamborghini Calor si trasferì in un più moderno stabilimento a Dosso di Ferrara[3] [4] .

La Lamborghini Automobili e la Produzione di Automobili Sportive

In seguito al successo, Ferruccio Lamborghini divenne un grande appassionato di automobili di lusso, arrivando a collezionarne diverse (tra queste, Alfa Romeo, Lancia, Mercedes-Benz 300SL, Jaguar E-Type e Maserati 3500GT), al punto da guidarne, secondo la sua testimonianza, una diversa per ogni giorno della settimana. Tuttavia, nessuna di esse lo soddisfaceva completamente: considerava le Maserati troppo lente e pesanti, mentre delle Ferrari non apprezzava gli interni gli interni troppo scarni e la rumorosità[1].

La molla che fece scattare in Lamborghini il desiderio di produrre a sua volta automobili di lusso fu, secondo alcune testimonianze, un celebre episodio che vide Ferruccio confrontarsi con Enzo Ferrari. L’imprenditore aveva infatti rotto più volte, guidando velocemente, la frizione della sua Ferrari: facendola controllare dal meccanico, si era reso conto che la frizione del veicolo era pressoché identica a quella che lui faceva montare sui suoi trattori. Decise dunque di contattare personalmente Enzo Ferrari, in una discussione che avrebbe preso rapidamente toni molti accesi: Ferruccio avrebbe affermato: “Spendo una fortuna per un’auto fatta con i miei pezzi”. La sprezzante risposta di Ferrari (“La macchina va benissimo. Il problema è che tu sei capace di guidare i trattori e non le Ferrari”) lo avrebbe motivato a diventarne concorrente, unitamente al desiderio di costruire una macchina finalmente adatta alle proprie esigenze. L’aneddoto, riferito dallo storico collaudatore di Lamborghini Valentino Balboni, è stato confermato da Ferruccio, mentre Enzo Ferrari nega che si sia mai verificato[1]. Quello che è certo è che il diverbio con Ferrari non era certamente l’unica ragione dell’ambizione di Ferruccio di entrare nel mercato delle grandi auto: anche in caso di insuccesso, il resto del marchio avrebbe ottenuto un immenso guadagno di immagine, come esplicitato dalla considerazione: “Anche se produrremo solo 50 vetture sarà una grande pubblicità per la Lamborghini” [8].

Nel maggio del 1963, Ferruccio fondò la società Automobili Ferruccio Lamborghini e iniziò a reclutare i migliori tecnici e ingegneri. Lo scopo dell’iniziativa era quello di realizzare una vettura adatta alla filosofia di Ferruccio, secondo il quale un’automobile Gran Turismo doveva raggiungere alte prestazioni senza però sacrificare la piacevolezza degli interni e la guidabilità su strada[1].

Nel maggio del 1963, Ferruccio Lamborghini fonda la società "Automobili Ferruccio Lamborghini" e inizia il suo audace ingresso nel mondo delle auto di lusso. L'acquisto di un terreno a Sant'Agata Bolognese segna il primo passo verso la realizzazione di questo progetto, con la costruzione di uno stabilimento moderno inaugurato nell'autunno dello stesso anno. La scelta di Lamborghini di circondarsi di una squadra di tecnici altamente qualificati, tra cui Giotto Bizzarrini, ex Ferrari, e i giovani ingegneri Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani, pone le basi per l'innovazione e l'eccellenza tecnica. Bizzarrini, in particolare, progetta un motore V12 che supera in potenza e cilindrata quello della concorrenza Ferrari. L’elevato professionalismo del team viene accresciuta dall’affluenza di molti esperti sottratti ad altre case automobilistiche, oppure ex-collaboratori di Ferrari (tra cui Bizzarrini stesso) [3][8].

Il primo modello presentato, la 350 GTV, esordisce al Salone di Torino nel novembre 1963, seguito dalla produzione in serie della 350 GT. Nonostante l'iniziale scetticismo, Lamborghini si impegna a creare un'auto che soddisfi le sue ambizioni di eccellenza. La presentazione della 350 GTV al Salone di Torino e di Ginevra segna il riconoscimento della Lamborghini come capolavoro a 12 cilindri, sfidando direttamente i marchi prestigiosi come Ferrari, Maserati, Jaguar e Aston Martin[8].

L'innovazione continua con la progettazione della 400 GT e l'idea rivoluzionaria di una supercar con motore V12 di 4 litri sistemato trasversalmente dietro l'abitacolo, anticipando la nascita di modelli iconici del periodo. Tuttavia, nonostante l’apprezzamento tecnico, nessuno dei due veicoli ottiene un successo finanziario significativo, tanto da far considerare a Ferruccio l’idea di chiudere lo stabilimento di Sant’Agata e interrompere il progetto[4].

La Miura e il successo automobilistico

Nel 1966, al Salone dell'Auto di Ginevra, Ferruccio Lamborghini rivela al mondo la P400 Miura, una vettura che segnerà la storia dell'automobilismo con il suo design rivoluzionario e le prestazioni eccezionali. Questa granturismo veloce e grintosa, frutto dell'ingegno di Marcello Gandini e del design del carrozziere Nuccio Bertone (che convincerà Lamborghini con la celebre frase “Io sono quello che può fare la scarpa per il tuo piede”), cattura immediatamente l'attenzione globale, diventando un simbolo di classe ed eleganza. Con una velocità massima di circa 300 km/h, la Miura diventa un must tra le celebrità e gli appassionati di auto, simboleggiando il successo e l'innovazione[9].

La genesi della Miura, denominata inizialmente P440, nasce da un momento critico per l'azienda, scongiurando la chiusura dello stabilimento di Sant'Agata Bolognese grazie all'intuizione di Dallara, Bevini e Vecchi. La decisione di adottare un motore posteriore e una carrozzeria disegnata da Gandini rappresenta una svolta per Lamborghini, che con questo modello inaugura una nuova era per le auto di lusso. Non solo la Miura sfonda il muro dei 300 km/h ma diventa anche la granturismo più bassa al mondo, esibita al MOMA dal 1968[3][8].

L'impatto della Miura sul mercato è tale che supera ogni aspettativa, attirando l'interesse di celebrità internazionali come Dean Martin, Elton John, Paul McCartney, Frank Sinatra, e molti altri, rendendola un'icona mondiale. Questo successo non solo porta ricchezza e prestigio alla Lamborghini Automobili, ma anche un flusso costante di ordinazioni che sfida la capacità produttiva dell'azienda[8][9].

Seguendo la Miura, Lamborghini espande la sua gamma con modelli come la Islero, l'Espada, la Jarama e l'Urraco, consolidando la sua reputazione come produttore di auto di lusso di eccezionale qualità e design avanguardistico[8].

Il ritiro e la fondazione della Fiorita

Alcuni significativi mutamenti nel panorama industriale degli anni ’70 porteranno Ferruccio Lamborghini a maturare la volontà di abbandonare la gestione di Lamborghini. La crisi del petrolio e le numerose norme che limitavano l’uso dell’automobile, uniti al generale problema di sovrapproduzione emerso negli anni ’70, ebbero infatti effetti devastanti sul mercato dell’auto. Negli stessi anni, cominciarono inoltre a intensificarsi le lotte sindacali, causando continui scioperi all’interno degli stabilimenti Lamborghini[3].

La Lamborghini Trattori subì inoltre un duro colpo in seguito a un ordine di 5000 trattori da parte del governo boliviano: per soddisfare una commessa così voluminosa, l’azienda dovette lavorare a tappe forzate indebitandosi. L’ordine fu tuttavia annullato in seguito al colpo di Stato che colpì il governo boliviano, causando gravi problemi finanziari a Ferruccio. Lamborghini decise dunque di cedere gli stabilimenti della Trattori alla FIAT, lasciando agli operai la scelta se seguirlo o lavorare per il nuovo datore di lavoro. Con una rinnovata liquidità e ricavi in aumento nel settore bruciatori, l’impero industriale di Ferruccio sembrava ancora in buono stato, ma nell’imprenditore era ormai maturato un forte senso di disillusione. Le ultime attività di Lamborghini come imprenditore riguardano la fondazione di Lamborghini Oleodinamica a Funo di Bologna nel 1969 (la cui gestione fu poi affidata al figlio Antonio) e il lancio dei modelli Lamborghini: la Jarama, la Urraco, la Jota e infine la Countach, che costituì un successo paragonabile alla Miura[3][9].

Nel 1973 cedette dunque il 51% della Lamborghini all'industriale svizzero Georges-Henri Rossetti, subagente della Lamborghini, per 12 milioni di franchi svizzeri. Più tardi, si pentì della rinuncia alla sua azienda e tentò di ricomprarla. Rossetti rifiuta, offrendo invece di comprare il restante 49% per 2 miliardi di lire, un'offerta che Ferruccio accetta, vendendo la sua quota a René Leimer[4]. L’anno successivo, cederà definitivamente alla SAME anche la Lamborghini Trattori[9].

Nel 1974, alle inquetudini professionali si aggiungono turbamenti nella sfera privata: l’imprenditore divorzia infatti con Annita Fontana. In cerca di tranquillità. si ritira alla Fiorita, una tenuta agricola situata sul Lago Trasimeno. Qui, il suo innato spirito imprenditoriale lo porta a trasformare la tenuta in una moderna azienda agrituristica. La Fiorita, fornita di piscina, campi da tennis e campi da golf, diventa un esempio di innovazione in agricoltura, producendo vini pregiati e sviluppando il concetto di agriturismo. Il vino Sangue di Miura, la cui prima vendemmia avviene nel 1975 sotto la supervisione enologica di Giorgio Grai, segna l'ingresso di Ferruccio nel mondo vinicolo. La Fiorita si afferma dunque come una delle aziende agricole più avanzate d'Europa, grazie alle sue tecniche all'avanguardia e alla qualità dei suoi prodotti[3][4][9]. La figlia Patrizia continuerà a gestire la tenuta dopo la morte di Ferruccio fino alla vendita nel 2015[10].

Ferruccio non abbandonerà, in ogni caso, il desiderio di tornare in possesso della sua azienda. Nel 1980, Ferruccio tenta di riacquistare l'azienda durante un'asta giudiziaria, ma la sua offerta è superata dalla società Mimran[4].

Il ritorno nell’industria dell’automobile, gli ultimi anni la morte

Negli anni novanta, Ferruccio Lamborghini torna discretamente nel mondo automobilistico, avviando una produzione in piccola serie di veicoli elettrici destinati ai campi da golf. Inoltre, fornisce segretamente consulenza alla rinata Bugatti di Campogalliano, facendo confluire alcuni tra i più qualificati tecnici e operai che in precedenza lavoravano per la Lamborghini, allora sotto la gestione della Chrysler[1].

Il 1992 riceve una proposta che lo avvicina, ancora una volta, alla possibilità di guidare nuovamente l’azienda da lui fondata. Viene contattato da Lee Iacocca, allora a capo della Chrysler, con la proposta di assumere il ruolo di Direttore della Produzione presso la Lamborghini. Durante le trattative, Lamborghini pone una condizione essenziale: desidera che gli venga consegnata la prima automobile prodotta dall'azienda, la "350 GTV": richiesta che Lamborghini aveva formulato più volte nel corso degli anni. Di fronte al rifiuto di Iacocca, Lamborghini decide di interrompere definitivamente le trattative, ritirandosi definitivamente nella Fiorita[11].

Pochi mesi dopo, Ferruccio Lamborghini muore nella sua tenuta di Panicarola all'età di 76 anni, a causa di un infarto. Il suo funerale riflette profondamente la sua passione per i motori: la sua salma viene portata a Renazzo e trasportata al cimitero su un antico carro agricolo trainato da uno dei suoi trattori. Inoltre, diverse delle sue potenti automobili sono parcheggiate all'ingresso del cimitero. Sulla sua lapide si trova un'iscrizione che ricorda il suo spirito imprenditoriale e la sua dedizione al lavoro: "Buon lavoro nella nuova Casa di Dio"[1].

Onorificenze e riconoscimenti

  • Nel 1968, Ferruccio Lamborghini è stato insignito di una Laurea ad Honoris Causa da parte dell’Università di Padova[3].
  • Nel 1969, è stato nominato Cavaliere del Lavoro per il settore dell’industria, una delle massime onorificenze dalla Repubblica Italiana[12].
  • Il 21 luglio 2022 ha fatto il suo ingresso ufficiale nell’Automotive Hall of Fame, nel cui Hall of Honor è stata apposta una lastra di marmo con la firma del grande industriale[13].

Note